SPELEO CLUB CHIETI

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Tutte le storie iniziano con il fatidico “c’era una volta” ma in questa occasione iniziamo…accadde che un un giorno di Marzo del 1961 un geologo di Popoli, una cittadina della provincia di Pescara ove era fiorito un gruppo speleologico, venne a Chieti a propagandare l’apertura di un corso di speleologia. L’idea mi affascinava e decisi di vivere l’avventura.

Conobbi così altri amici tutti con la stessa passione e con loro organizzammo un campo speleo alla Grotta del Cavallone e, l’anno successivo, in Sardegna  in quel meraviglioso complesso  sotterraneo che è la Grotta  di Su Bentu. Poi, ed era l’estate del 1963 , tutto si dissolse  e mi ritrovai solo con la prospettiva di abbandonare il sogno di una vita in grotta. Ed è qui che, era il primo ottobre 1963, con altri amici, due per la precisione perchè l’altro era mio fratello maggiore e che avevo nel frattempo portato a visitare qualche grotta nei paraggi (l’unica attrezzatura sociale era una lampada ad acetilene), fondammo lo Speleo Club ASA Chieti.

L’emblema non era il solito pipistrello ma una dolichopoda che copiai da un libro del TCI. Perchè ASA? Beh nel mio sogno giovanile immaginavo tanti gruppi ASA in altre città; il che vuol dire che ASA altro non è che l’acronimo di “Associazione Speleologica Abruzzese” e lo Speleo Club ne sarebbe stato il promotore.

Fu così che iniziammo le campagne speleologiche in Majella, nel Parco Nazionale d’Abruzzo e poichè la visibilità è l’animo dell’associazionismo, realizzammo, nel 1963 e l’anno successivo, due edizioni delle Settimane Speleologiche Teatine con mostre della durata di una settimana, convegni, proiezioni, etc.

In una di queste occasioni, con gli amici di L’Aquila e di Pescara, fu fondata la Federazione Speleologica Abruzzese recuperando il vecchio sogno ASA, ora FSA.

Fu significativo, successivamente, l’ingresso di Enzo visto che ormai i tre amici avevamo fatto altre scelte.

Accadde,in quel periodo, una cosa straordinaria: avevamo trovato nella vallata dell’Orta numerose grotte con pitture rupestri e questo rafforzò una già consolidata collaborazione con la Soprintendenza di Chieti e, grazie alla disponibilità del Prof.Valerio Cianfarani, prendemmo alloggio, gratuito, in quella che è stata, per quasi un ventennio, la più bella sede speleologica d’Italia: i sotterranei dei Templetti Romani.

Nel frattempo ci siamo fatti conoscere da altri gruppi speleo, tramite congressi e l’adesione alla Società Speleologica Italiana, ed iniziata la raccolta di pubblicazioni creando la nostra biblioteca. Sono stati anni di intensa attività svolta essenzialmente in Majella – Grotta del Cavallone – nel Parco Nazionale d’Abruzzo, nel Gran Sasso e nelle vene gessose del basso Abruzzo ed in Molise ove Enzo era stato infettato dalla mania di esplorativa e trascinava tutti con la sua 500, in cinque più bagagli, e aveva raccolto un monte di segnalazioni, sulle quali si fantasticava ed anche tanto.

Agli inizi degli anni ’70 accaddero due fatti: l’avvio elle esplorazioni nella Chieti sotterranea e la “rifondazione dell’associazione”. Questo perché, ad onor del vero occorre ricordarlo, a Chieti sul finire degli anni ’50 si era formato un altro gruppo speleologico nell’ambito CAI e stimolato da Ezio Mascarucci. Avevano fatto cose interessanti nelle grotte del Parco Nazionale d’Abruzzo ed avviato una prima indagine nella raccolta e censimento della entomofauna ipogea.

Poi lo spirito iniziale si era raffreddato e sopravviveva solo in nome e qualche nostalgico con i quali, la bellezza della piccola città è anche questo, ogni tanto ci si beccava con tutto il furore giovanile.

Fu così che i due gruppi si fusero dando luogo allo Speleo Club Chieti. L’attività ha così avuto rinnovato impulso con tanti nuovi soci. Nel 1982 dovemmo lasciare, tristemente, la sede dei Tempietti Romani andando ad abitare nel Villaggio Studentesco, una serie di palazzine semi-abbandonate dove abbiamo realizzato immediatamente un Museo della Speleologia.

In quello stesso anno è stato organizzato anche il primo corso di speleologia, altri sono seguiti, e la lunga serie dura ancora, rinnovando così periodicamente i quadri organizzativi e procurando nuova linfa.

Nel frattempo altri gruppi speleo si affacciavano nell’orizzonte regionale implementando gli scambi culturali che hanno portato alla realizzazione del Catasto Regionale, ma anche tanti e sani litigi, perché quando si lavora si finisce anche con  il discutere, piacevolmente, in fondo.

Quando, sempre più raramente, vado nella nostra nuova sede, di orgogliosa proprietà questa volta, e saluto facce sempre più nuove e agguerrite, comprendo come il seme gettato in quel lontano 1963 sia stato molto produttivo e fecondo.

Ezio Burri